mercoledì 1 luglio 2009

Idli & chutney di cocco


Non ho ancora postato una foto degli idli!
Io ormai sono una drogata di idli e dosa ed ho scoperto che la fermentazione che contraddistingue queste ricette indiane è un processo eccezionale: con l'ammollo prima (che attiva la germinazione, se abbastanza lungo) e la fermentazione di almeno una notte poi (la pastella deve gonfiare) i fitati vengono quasi del tutto eliminati, le vitamine, come sempre quando si consente l'avvio della germinazione, aumentano ed i minerali diventano maggiormente biodisponibili (in parte proprio grazie all'eliminazione dell'acido fitico, un chelante di ioni divalenti come ferro, zinco, ecc.).

La ricetta degli idli prevede, come i dosa, l'ammollo di riso e un legume (forse per quelli nella foto avevo usato fagioli napoletani); in teoria, il top sarebbe trovare quelli spezzati e decorticati. Ma se non avete paura delle fibre qualunque legume intero va bene!
Io ho usati legumi interi e riso integrale, per cui il colore non è nemmeno lontanamente bianco come le foto in rete...
Una volta terminata la fase di ammollo si sciacqua bene i semi e li si mette in un frullatore. Si frulla bene aiutandosi con un cucchiaio per spingere giù il composto dalle pareti prima, ed aggiungendo acqua gradualmente poi, fino ad ottenere una pastella molto densa ed omogenea (nei limiti della potenza del proprio elettrodomestico).
A questo punto si versa il composto in una ciotola possibilmente di metallo o acciaio, comunque non in plastica, e si lascia fermentare il tutto, coperto da un canovaccio, per 12-48 ore, a seconda della temperatura ambiente. L'ideale è mettere il tutto nel forno spento, così non ci sono correnti d'aria o sbalzi di temperatura...
Quando la pastella è fermentata a dovere, se la spalmate su piastra ben calda, ottenete gli ormai famosi dosa; se invece siete in possesso di un idli stand , versate un cucchiaio di pastella in ogni formina. Ponete il tutto in pentola capiente con fondo d'acqua. Coprite e fate cuocere a vapore a fiamma viva per 15 minuti.
Buoni e sopratutto, ancora una volta, un modo diverso per proporre i legumi ;)

Io li ho accompagnati con un chutney di cocco:
1 tazza di cocco grattuggiato
2 piccoli peperoncini triturati
1 cucchiaino di zenzero grattugiato
1 cucchiaio di ceci spezzati arrostiti (io ho usato un cucchiaio di farina di ceci leggermente tostata)

Mezzo cucchiaino di semi di mostarda
2 o 3 foglie di curry (curry in polvere per coloro che non trovano le foglie :D)
1 cucchiaio di olio

Si frulla tutto nel frullatore (eccetto gli ultimi 3 ingredienti) aggiungendo acqua fino ad ottenere una pasta fine.
In una padella scaldare l'olio, aggiungere i semi di mostarda ed il curry ed attendere che i semi scoppiettino. Versare l'olio sul composto e mischiare bene.
Refrigerare ed usare al bisogno.
(ricetta del chutney tratta da: "Idlis & Dosas" di Tarla Dalal)

sabato 27 giugno 2009

La scuola...

In questi giorni sono un po' arrabbiata perchè ho scoperto che con la laurea (triennale) non è possibile accedere alle graduatorie per le supplenze, nonostante tutte le "materie d'insegnamento" siano seguite durante il primo biennio (penso, nel mio caso, a matematica, ficica, chimica ecc.) e non certo durante la laurea specialistica. Quest'ultima è poi ufficialmente chiamata laurea magistrale, poichè la laurea e basta è la triennale.
Questa definizione non è evidentemente nota al ministero della pubblica istruzione (non chiedetemi di scriverlo maiuscolo) che, quando elenca i titoli abilitanti, si riferisce esclusivamente ad un generico "laurea".
Tramite forum e commenti in internet scopro invece che la triennale non è sufficiente. Perdo così un po' di tempo a cercare una conferma ufficiale. Alla fine, dopo vario peregrinare tra decreti incomprensibili (ed il sito della pubblica istruzione non ha la funzione cerca), trovo il decreto con paragrafino che effettivamente dice che nessuna laurea triennale permette di insegnare. Paragrafo dopo indica la Laurea come condizione necessaria.
Qualcuno dovrebbe spiegare loro che la laurea è questa.

Tutto ciò per dire che non ero dell'umore migliore quando ho preso la busta con la domanda per supplenze del mio compagno ed ho deciso di portarla a mano al liceo destinatario (la domanda può essere spedita o consegnata a mano ed il mio compagno me l'aveva quindi imbustata, lasciandomi la scelta).
Arrivata al liceo scopro, beata ingenua che sono, che non c'è un'apposita buca o cassetta, ma che si fa la coda e le persone entrano una alla volta in segreteria. Con mio grande stupore qualcuno ci rimane anche parecchio e non posso fare a meno di chiedermi per quale motivo si perda tanto tempo.
Dopo una ventina di minuti tocca a me e una volta entrata il dialogo è stato questo (metto tra parentesi ciò che avrei voluto rispondere, ma che ovviamente ho taciuto):

Io: salve, devo solo consegnare la domanda per una persona...
Segretaria, con sguardo stupito: ma la domanda sta tutta dentro quella busta?
Io, dopo aver guardato la busta, incredula: sì... (non ha mai piegato un plico di fogli per farlo entrare in una busta? Eppure lavora in una segreteria....).
Segretaria, dopo aver preso la busta e averla soppesata: posso aprirla? Perchè di solito la gente ci consegna direttamente i fogli.
Io: certo, io devo solo consegnarla, aperta o chiusa è uguale (ma quando le ricevono per posta come fanno???).
Segretaria, la apre e comincia a guardare i fogli: ha firmato tutto, qui non ha scritto nulla... Qui così... E' sicura che la persona che l'ha compilata aveva letto bene le istruzioni?
Io: credo di sì (che domanda è? No! Le ha lette male, ma si diverte lo stesso a compilare domande a caso).
Segretaria, continuando a guardare i fogli: non so se va bene...
Io: perchè? C'è qualche errore?
Segretaria: Non lo so, io non so come si compilano queste domande; di solito le prende un collega.
Io: ah bè allora speriamo che l'abbia compilata bene (ma brutta testa di c. se non sai nemmeno come si compila la domanda perchè mi fai perdere tempo a guardarla e mi fai tutte ste domande? E poi io con la triennale posso solo fare il concorso per fare la bidella...).
Segretaria: Va bè và, la accettiamo così. Speriamo che vada bene.
Io: speriamo, arrivederci (ma così come? coi fogli piegati perchè il mio compagno aveva fatto tutto da solo e l'aveva imbustata?).

giovedì 11 giugno 2009

Polpettine di borlotti


Per la serie: nascondere i legumi ai bambini o semplicemente cambiarli un po’ per noi adulti ;)
Non provate a chiedermi le dosi degli ingredienti: lo so, mi faccio pena da sola per questa perenne mancanza! Ma il mio blog non è nulla più di un piccolo diario di esperienze personali, quindi lancio l’idea e lascio a voi l’arduo compito di metterla in pratica!
In ogni caso, come sempre, si tratta di una ricetta molto semplice.
Ho usato fagioli borlotti già cotti e scolati (a dirla tutta ho usato proprio quelli in latta, che per queste ricette è pratico tenere in dispensa); li ho messi nel frullatore assieme ad una decina di pomodori secchi, un cucchiaio di olio extra vergine di oliva, pepe. Non ho aggiunto sale perché i fagioli in scatola sono già ampiamente salati! Infine ho aggiunto un poco di pangrattato, a pioggia, fino ad ottenere un impasto più solido.
Ho poi fatto le palline, rotolandoli tra le mani unte, le ho passate nel pangrattato e in forno (o padella) per 15 minuti circa, fino a doratura.
Il risultato è molto saporito (amo sempre la combinazione fagioli e pomodori secchi) e consente di presentare i legumi in modo fantasioso. Con un contorno di verdure, con un’insalata o con una salsina a scelta...

venerdì 29 maggio 2009

"Spinacine" di amaranto



L’amaranto è un seme eccezionale, anzi di più: non è un cereale quindi è senza glutine (appartiene alla famiglia delle Chenopodiacee
come quinoa e spinaci), è ricchissimo di calcio, ferro e vitamine (100 grammi contengono più calcio dello stesso peso di latte vaccino!), ha un profilo amminoacidico ottimo rispetto ai classici cereali ed un elevato contenuto proteico (il 15%, niente male!) altamente assimilabile.
Il difetto sono le dimensioni: si tratta di un chicco veramente piccolissimo, molto duro, che richiede lunga cottura (perlomeno rispetto alle dimensioni: 20 minuti in pentola a pressione). Le dimensioni microscopiche e la “collosità” del prodotto cotto lo rendo talvolta difficile da usare in cucina.
Propongo un modo veloce per presentarlo, sopratutto ai bambini, talvolta poco attratti dalla sua consistenza.
Ho usato dell’amaranto ben cotto, mettendolo nel frullatore assieme ad un poco di spinaci freschi (per le dosi, veramente ad occhio! Chiedo venia, ma non ce la farei a pesare le foglie di spinaci!), olio, sale e una punta di curcuma, lievito alimentare in scaglie e germe di grano, infine un poco di pangrattato (per rendere più asciutto l’impasto). Ho frullato il tutto per macinare un poco i semini, dal momento che spesso i bambini piccoli hanno difficoltà a digerirli interi e si ritrovano nel pannolino!
Una volta ottenuta la consistenza desiderata, ungendo o bagnandosi le mani, ho formato dei “dischetti”, li ho passati nel pangrattato e li ho cotti in padella antiaderente con pochissimo olio. E’ possibile prepararli in anticipo e scaldarli al bisogno.
Per migliorare la consistenza avrei voluto aggiungere una patata bollita schiacciata, ma ero sprovvista ed ho fatto senza; è stato un po’ più difficile lavorare l’impasto, poiché, fino a quando non è ben cotto, rischia di rompersi, ma ultimata la cottura la consistenza era comunque perfetta.
Queste spinacine sono venute buone, sono facili da fare e da “accompagnare” ed ogni modo diverso per proporre l’amaranto merita un post!

sabato 23 maggio 2009

Semifreddo alla carruba (crudo)


Gnam gnam gnam!
Il primo dolce crudista della mia vita è stato un successo! E la cosa più bella è che non ce nulla di più facile! Nessuno può sbagliare la lievitazione ;)
Rimando, per i riferimenti bibliografici (vedi libro di Sara) al post precedente!
Non so dare indicazioni precise sulle dosi, ma credo sia veramente difficile “sbagliare”: ho messo a mollo un pugno di anacardi, un pugno di noci del brasile ed ho aggiunto semi di girasole. Dopo un paio d’ore ho scolato bene i semi ammorbiditi e li ho messi nel frullatore con un cucchiaio di farina di carruba ed uno di sciroppo d’acero. Ho frullato il tutto spingendo giù con una spatola quando si incollava alle pareti e, per frullarlo meglio, ho aggiunto un poco di latte di mandorle home made.
Ottenuto un composto più o meno omogeneo, ma con ancora “pezzetti” visibili, l’ho spalmato per bene sul fondo di una teglia (coperta con carta da forno bagnata e strizzata).
A questo punto ho ficcato la teglia nel freezer. Il giorno successivo ho frullato 2 banane ben mature con un cucchiaio di farina di carruba. Scoperta! Illuminazione! Estasi!
Volevo usare avocado al posto delle banane, copiando una ricetta di Robo, ma caso vuole che i negozi dalle mie parti ne fossero tutti sprovvisti, convincendomi a ripiegare sulle banane anziché attendere il giorno successivo. La banana frullata con carruba è una delizia! Credo che la rifarò spesso e volentieri per farne un semplice, ma magnifico dolce al cucchiaio! Mi sono leccata i baffi (e tutto il frullatore, tranne le lame)!
Tornando al mio semifreddo: ho cosparso la base congelata con la crema di banane ed ho rimesso il tutto in freezer un’oretta, il tempo di preparare cena e mangiare.
Questo dessert è ottimo!
La cosa più bella è che si può riporlo in freezer e quindi si conserva parecchio (anche se viene voglia di mangiarlo tutto subito). Affinché la crema non sia troppo congelata e quindi difficile da mangiare, è sufficiente tirare fuori la fetta dal freezer qualche minuti prima, oppure metterla in frigorifero prima di iniziare il pasto.

giovedì 7 maggio 2009

Antipastino crudista


Non sapevo che nome dare a questa sfizioseria, naturalmente nata grazie al libro "Solo crudo" di MissVanilla.
Ho fatto un misto tra la ricetta dei crackers alla pizzaiola e quella per la pizza, insomma, come al solito ho improvvisato...
Ho messo a mollo per una notte una tazza di semi di lino con mezza tazza di semi di sesamo (in una tazza di acqua mi pare), ed al mattino ho messo il tutto nel frullatore, assieme ad una manciata di pomodori secchi, ed una zucchina chiara. Ho aggiunto gradualmente un poco di acqua per frullare bene il tutto.
Raggiunta la consistenza di una pappa densa e collosa (grazie ai magici semi di lino!), ho steso l'impiastro sulla teglia per pizza coperta da carta da forno. L'idea originale infatti era proprio quella di fare la base per una pizza crudista .
In realtà ho steso l'impasto un po' troppo sottile e quindi non sono riuscita a raggiungere la consistenza voluta, comunque...
Tornando a noi, ho infilato la teglia nell'essicatore e l'ho lasciato acceso tutto il giorno fino a sera tarda; poi ho spento l'essicatore, ma vi ho lasciato dentro la teglia fino all'indomani.
Con la rotella da pizza ho tagliato la mia pizzona in rettangolini.
Ho frullato una tazza di semi di girasole (dopo averli messi a mollo un'oretta) con sale, pepe e origano.
Infine ho decorato le mie "pizzette" con foglioline di insalata e le ho guarnite con la crema di girasole. Volevo metterci anche qualche pomodorino fresco, ma ero senza :-P
Uno sproloquio infinito per arrivare qui: buone! Nonostante il fatto che non so cosa fossero erano buone :D

venerdì 1 maggio 2009

Pane alle mandorle


Faccio spesso il latte di mandorle e così mi ritrovo un sacco di poltiglia di mandorle. I modi per "smaltirla" sono molti: polpettine crudiste, creme, talvolta semplicemente ne aggiungo qualche cucchiaio a fine cottura nei contorni di verdura (rendono cremoso e saziante un semplice piatto di verdure stufate). Ogni tanto, dopo aver rinfrescato la pasta madre, ne approfitto e butto la poltiglia di mandorle (ottenuta dalla frullatura di 100 grammi di mandorle in acqua) assieme alla farina. Non cambio le proporzioni tra farina (qualunque essa sia)e pasta madre: 1:3 di solito, quindi 200 g di pasta madre, 600 g di farina (nella foto ho usato semola di grano appena macinata: grazie ancora Annalisa!!!) e 100 g di qualcos'altro. Infatti non riesco mai a fare pane semplice, ci aggiungo sempre semi o poltiglia di frutta secca avanzata dalla produzione di latte vegetale: in questo momento sta lievitando un pane con farina di lenticchie (???? prima volta che mi viene in mente!).
Il pane con la poltiglia di mandorle è molto buono, leggermente più compatto di un pane di sola farina, ma perfettamente lievitato, soprattutto perchè spesso aggiungo alle mandorle fichi secchi, che quindi sono in poltiglia con le mandorle, apportando zuccheri semplici che piacciono ai miei amici batteri!
Siccome uso spesso il pane per la colazione, metto a lievitare l'impasto nello stampo da plum cake e lo lascio al tiepidino nel forno (spento) con la lampadina accesa. Dopo tre o quattro ore accendo il forno, in modo che l'aumento di temperatura favorisca un'ultima lievitata e faccio cuocere a 200°C per 60 minuti circa.
Da un punto di vista nutrizionale, questo pane risulta arricchito in fibre, proteine, sali minerali e sicuramente l'indice glicemico sarà inferiore.
La forma a plum cake lo rende perfetto per farne fette da tostare, ottime anche dopo qualche giorno, quando il pane comincia a perdere fragranza!