giovedì 16 ottobre 2014

Giovedì del Libro: Erbe spontanee in tavola!

In realtà, a dirla tutta, è già da un mesetto che sono in possesso di questo gioiellino.
Me lo sono letto tutto tutto (ebbene sì, ogni ricetta, ingrediente per ingrediente) prima di scriverne.

Ammetto di essere di parte, conoscendo già i blog delle due meravigliose autrici: Annalisa Malerba per testi e ricette e Carla Leni per le fotografie.
Assieme hanno anche dato vita al blog Cucina Selvatica, che non può che vedermi fervente sostenitrice :-)
Ma veniamo al libro, edito da Sonda. Grande formato, grandi fotografie, della stessa collana del bellissimo libro Formaggi veg e de Il Cucchiaio Arcobaleno.

Che dire, immergersi nella lettura è un po' come incontrare Annalisa: si sente il suo amore per le "malerbe" e la passione con cui le ha onorate in ricette a dir poco fantasiose.
Alcune sono decisamente elaborate, per una occasione speciale! Altre si mettono assieme in poche mosse.
Per ogni pianta illustrata è presente sempre anche un dolce e un piatto crudo.
E sopratutto, sono davvero felice di poterlo scrivere, finalmente ricette veramente integrali! Talvolta -in alcuni testi- vi sono piatti descritti come integrali, ma le cui fotografie mostrano pietanze preparate diversamente, per adeguarsi all'occhio che forse si ritiene "medio" o per ottenere un risultato estetico diverso.
Le bellissime fotografie di questo volume invece, finalmente regalano la giusta dignità ed esaltano la genuina integralità degli ingredienti utilizzati.
All'inizio del testo sono indicate le preparazioni di base (tofu, impasto per pane e sfoglie ecc.) e per ogni pianta sono presenti fotografie e breve descrizione delle sue caratteristiche peculiari.

Non è un testo adatto per l'identificazione! E' un libro di ricette!
Il primo e unico -in Italia- completamente vegan!
Molte ricette utilizzano anche erbe selvatiche a cui non è stato possibile dedicare un capitolo intero e altre ancora sono descritte e presentate nell'ebook scaricabile gratuitamente.
Concludendo: mi piace assai!
Lo trovo una idea regalo perfetta, può avvicinare con delicatezza al mondo veg un appassionato di erbe spontanee e può avvicinare al mondo (ed alla politica, perchè no) del selvatico qualche persona vegan-urbana :-)
Non mi piacciono le etichette e chi mi legge sa che raramente definisco vegan me o il blog, ma solo per semplificare qui, i termini ovviamente sono sempre mere semplificazioni :-)

sabato 11 ottobre 2014

Farifrittata con Piattello

Non so per quale strano motivo, l'ho scoperto solo per caso. Da pochi mesi.
Ma non ho più smesso di cucinarlo: il piattello o più precisamente hypochaeris radicata.
Non so per quale motivo questa pianta tanto comune non sia più conosciuta, dovrebbe esserlo almeno al pari del tarassaco, dal momento che ne condivide (pare) le proprietà, ma con un sapore decisamente più delicato e più alla portata dei palati meno avvezzi alle verdure amarognole.

Nella farifrittata io aggiungo sempre verdura o talvolta i cereali in chicco già cotti e lavolta anche conditi che avanzano.
Dal momento che non metto olio nell'impasto (solo un filo sulla padella), aggiungere vegetali consente di ottenere un piatto che rimane più morbido e meno "intuppante" oltre che più saporito e ricco in nutrienti.
Sicuramente, aggiungiamo antiossidanti ;-)


Faccio appassire brevemente il piattello tagliato grossolonamente con uno spicchio di aglio e poca salsa di ceci (versione senza soia del più noto condimento).

Preparo una pastella con farina di ceci e acqua e poco sale (ho sempre fatto inesorabilmente a occhio! consistenza yogurt) che lascio riposare almeno qualche ora, idealmente tutta una notte.

Quando le foglie sono morbide, le incorporo all'impasto di ceci e verso nella padella appena unta. Aspettare che sia ben cotto il lato a contatto con il fuoco e che sia almeno rappreso il lato superiore, è il trucco per riuscire a gigarla senza danni ;-)

E anche i bambini apprezzano :-)

martedì 7 ottobre 2014

Più felici di così... si può. E del cibo.

Titolo del post che è titolo di un libro (di Thomas D'Ansembourg).
Vorrei copiarne un paragrafo che questa mattina mi "vibra":
"E' chiaro che non abbiamo una cultura del profondo benessere interiore nella comunione, sia sul piano personale che su quello familiare, professionale o sociale. La struttura di valori della nostra cultura nutre ed è nutrita dalla nostra educazione e dai nostri sistemi educativi. La nostra educazione, nonostante le buone intenzioni che la sottendono, ci ha spesso allontanato da noi stessi, dalla nostra interorità, ci ha privato della nostra apparteneza all'universo. Intendo dire con questo, che siamo entrati in un rapporto basato sul potere e sul tentativo di dominare il mondo naturale, invece di mantenere un rapporto di collaborazione, di cooperazione, di intelligenza intima tra l'uomo e la natura. Rimanendo in questa relazione basata sul potere, ci sentiamo forzatamente separati, divisi, isolati, e quindi non in armonia".

Ecco. Queste parole hanno un profondo significato, che rimanda il mio pensiero all'agricoltura, al dominio dell'uomo sulla donna, dell'adulto sul bambino, del più forte sul più debole. Alla nutrizione.
Oibò sì, penso sempre al cibo, ma mangiare è l'atto più politico che conosca.



Questa mattina mi sono sentita in armonia. Non divisa, in comunione con l'ambiente attorno a me.
Dopo aver lasciato i bambini a scuola sono andata a passeggiare con la cagnolina, in un semplice sentiero che costeggia qualche pascolo, si addentra in un piccolo pezzo boscato ai piedi delle montagne e costeggia un tratto di torrente.
Questa notte ha piovuto e quindi l'aria era umida, carica di odori, brumosa. L'erba e le foglie lucide e brillanti.
Il rumore di fondo delle auto sulla statate dall'altro lato del torrente sembrava come ovattato.
Cammino di buon passo, perchè la mia idea era fare un minimo di moto, cerco un respiro un po' accellerato. E godendomi tutto di quanto stava attorno a me, senza rallentare, non facevo che notare cibo (lo so, penso sempre al cibo).
Una splendida poiana mi accoglie subito allontanadosi con calma al mio passaggio.
Lungo il sentiero compaiono amaranto e ortica.
Il prato umido è rigoglioso e carico di tarassaco, piantaggine, silene.
Incontro noci e noccioli che hanno abbandonato i loro frutti sul terreno.
Poi un nespolo di germania, piantato chissà quanto tempo fa lungo il limitare del campo e oggi orgogliosamente abbandonato e carico di "puciu", come le chiamiamo da queste parti.
Poi all'improvviso, tra i salici e le robinie del giovanissimo boschetto, vedo una bellissima femmina di capriolo: grande, sana. Mi guarda attentamente, le orecchie grandi puntate a recepire ogni mio respiro (o passo di Polly nelle vicinanze), il naso nero e lucido che mi sente a distanza.
La scena è talmente perfetta che mi commuovo, la luce sembra fatata. Sento solo più il cinguettio degli uccelli.
Poi forse un movimento o un rumore lontano e con due agili balzi scompare dalla mia vista. Solo allora mi accorgo di un giovane che la segue, probabilmente il cucciolo ormai cresciuto.
E solo allora mi viene in mente che per qualcuno il pensiero è sparare. Uccidere. Cibo.
Non so se davvero in molti pensano al mangiare mentre decidono che è più bello stroncare una vita piuttosto che godersi la magia del momento.
Sicuramente quel qualcuno non si sente parte del tutto in quel momento. Non c'è armonia in uno sparo.
Quel qualcuno si sente diviso e superiore.
E per mangiare quello stesso posto offre praticamente un pasto completo: insalata, minestra e dolce.
Ricco in sali minerali, vitamine, antiossidanti, fibre, grassi salubri.
Riprendo il cammino con il cuore un po' più pesante, perchè il pensiero dei bracconieri che solo pochi giorni prima hanno ucciso, proprio lì, mi intossica per un po'.
Poi un maestoso airone prende il volo.
Un gruppo di enormi mazze di tamburo follemente spalancate mi saluta nel prato.
E ritrovo la pace.
Almeno per un po'.

Il cibo che scelgo di raccogliere o acquistare, contribuisce al mio bisogno di armonia e condivisione.
Non separa.
Non è una rinuncia, è una liberazione.

venerdì 3 ottobre 2014

Raccolti d'autunno

Quest'anno non abbiamo fatto praticamente nulla nell'orto.
Per fortuna gli alberi sono perenni e le spontanee si donano naturalmente!
I paw paw piantati ormai da un po', si trovano bene, sono sempre sani e fanno frutto, e che frutti!
Poichè è finita la breve stagione dei mango siciliano, qui si compensa così: colazione con frullato di paw paw! Yum!

E siccome oltre alla frutta ci vuole un po' di verume, ci carichiamo di sali minerali con la regina delle erbe: l'ortica!
Non avevo tempo nè idee, così è stata semplicemente fatta appassire in padella a tempo di record, assieme a poche foglie di borragine.

L'autunno, complici le piogge (che qui non sono mai mancate, per la verità) e le temperature miti, regala una sorta di seconda primavera per la raccolta di erbe spontanee: nuove e tenere foglie di borragine compaiono qui e là, lcespugli freschi di ortica da cui raccogliere le cime, tarassaco di nuovo abbastanza tenero.
Non è mai troppo tardi o troppo presto per andar per campi e presto scriverò recensione del libro perfetto per mettere in cucina quanto raccolto :-D

mercoledì 24 settembre 2014

Snocciolamento

Quest'anno le nocciole c'erano.
Raccoglierle, non avendo terreno liscio e pulito, nè attrezzature apposite, è lavoro spezza schiena e lungo.
Sgusciarle è altrettanto lungo, nonostante la macchina manuale "rompi-nocciole".
Le rompe, ma non le separa mica dai gusci!
E quindi un pomeriggio ed una sera sono stati dedicati allo sgusciamento di una parte delle nocciole raccolte.
Tengo i gusci per bruciarli nella stufa quando sarà tempo.

E imparo dagli errori, che ogni cosa a suo tempo :-)
Nonostante io non sia crudista come spiegato qui, volevo conservare le nocciole belle crude. Immaginavo che il tenore in grassi fosse sufficientemente alto e che non fosse necessario farle essiccare.
Ah! Non avere un nonno da cui si imparano certe cose....
Bè, tanto lavoro, per vederle ammuffire in pochissimi giorni.
Per fortuna quelle ancora da sgusciare sono in freezer, al sicuro e aspettano tempi migliori.
Ogni cosa a suo tempo, quando la cucina a legna sarà operativa e le sere d'inverno invoglieranno al tranquillo lavoro di cernita. Ci sarà il forno caldo ad accogliere le nocciole sgusciate e via, una leggera tostatina non ce la toglie nessuno!

giovedì 11 settembre 2014

Erbe di campo all'arrabbiata

Un contorno gustoso e veloce. Facilissimo.
In giardino raccolgo quello che trovo di commestibile e in questo caso si è trattato di piantaggine, tarassaco, ortica.
Lavo velocemente e taglio il tutto tritato grossolanamente (questo perchè in estate, sebbene raccolte in prato falciato regolarmente, le foglie intere possono risultare un po' coriacee); aggiungo qualche spicchio di aglio e passata di pomodoro e/o pomodori freschi ben maturi e per finire peperoncino a piacere.
Facile facile!


giovedì 14 agosto 2014

Riso rosso con salsa ai funghi

Continuando il filone "terminiamo i funghi essiccati lo scorso autunno", questa volta abbiamo cucinato i Boletus erythropus (che dalle mie parti non mangia nessuno, forse perchè si diceva che i funghi che diventano blu, quando tagliati, sono velenosi).
Volevo fare una salsa ai funghi ispirata alle varie "mushrooms gravy" di stampo nordamericano.
Come d'abitudine i funghi essiccati sono stati ammollati e poi fatti bollire in abbondante acqua (usando anche quella di ammollo, filtrata) assieme ad un poco di cipolla, aglio, salvia, maggiorana, alcune carote viola, sale e pepe. Gli erythropus devono cuocere venti minuti per distruggere una tossina termolabile che -nel fungo crudo- non è velenosa, ma causa comunque spiacevoli problemi gastro intestinali :-P
A cottura ultimata ho preferito frullare la salsa, per ottenere una crema omogenea, a cui ho aggiunto un poco di amido di mais per addensare e un goccio di panna di soia avanzata.
Anche se nella fotografia, tra piatto nero e luce artificiale, non ne è esaltato il colore, come riso ho scelto il riso rosso integrale.
E' il tipo di riso più ricco in antiossindanti!  Ma sopratutto è buono.
Io -come tutti i cereali in chicco integrali- lo faccio ammollare almeno una notte -il riso anche 2 giorni, cambiando l'acqua una volta almeno- nella pentola di coccio, che metto poi direttamente suo fuoco. Porto a bollore e spengo: la piastra in ghisa che fa da spargifiamma, unitamente al potere di trattenere il calore per lungo tempo del coccio, consentono il termine della cottura senza problemi anche a fiamma spenta. In ogni caso, ben ammollato, il riso integrale cuoce in venti minuti circa.
DEl perchè sia utile mettere a mollo cereali e legumi, ho scritto qui ;-)