Ultimamente, con l'Associazione Semi di Lino e con Cocùn, ci si sta dando da fare.
Molte idee bollono in pentola (alcune letteralmente) e altre sono in fermento, come piccoli lieviti in azione silenziosa, ma potente.
L'8 Giugno siamo state presenti con un banchetto e 2 laboratori alla giornata Dire Fare Ecosolidale a Pinerolo.
E' stata occasione per incontrare altre realtà associative, piccoli produttori, realtà in divenire quali futuri ecovillaggi.
Eccovi i volti sorridenti di Sibia e Marika :-)
Noi abbiamo contribuito con una piccola conferenza sull'alimentazione vegetale dall'infanzia alla terza età e un bel laboratorio ludico-sensoriale per i più piccini (ma secondo me anche i grandi si sarebbero divertiti assai!). Molto apprezzato è stato l'angolo gioco aperto a tutti i bimbi di passaggio :-)
Per il 4-5 e 6 Luglio è invece in programma (ancora incompleto) il Festival di pratiche felici Libera Pentola! Presso il circolo Arci Stranamore di Pinerolo.
Il venerdì apriremo le danze niente popò di meno che con l'ineguagliabile Yari de Il Cucchiaio di Legno. Non solo ci presenterà il suo libro "Il cucchiaio arcobaleno", ma aiuterà concretamente a preparare una deliziosa cena, naturalmente ispirata interamente alle ricette presenti nello stesso! Quindi accorrete alla cena et(n)ica a colori!
Il sabato ci delizia della sua presenza (e mai definizione fu più letterale) la grandissima Annalisa Malerba, con un laboratorio di cucina vegan con erbe selvatiche. Pentola selvatica, per 4 ore intense di cucina e chiacchiere.
La domenica mattina, ancora un laboratorio per Annalisa, questa volta dedicato ai più piccini: Bimbi in pentola :-) Non mangiamo bambini (siamo veg!), ma vogliamo farli pasticciare e creare.
Ancora la domenica, nel pomeriggio, abbiamo pensato anche ai più golosi e tutti coloro che si chiedono come diavolo facciano i vegan senza torte e biscotti: ebbene si fanno eccome! Una mia grande amica, Barbara, attivissima attivista della LAC, ci farà scoprire come preparare i dolci della tradizione senza derivati animali. Non potevamo che chiamarlo Pentolini Golosi!
E non è finita qui: sarà presente, per tutta la giornata di domenica, un tavolo per scambio pasta madre, semi, piantini e talee :-)
Nelle serate di venerdì e sabato, se tutto va bene, anche musica dal vivo.
E proiezione di documentari a tema per tutta (lo scrivo subito, NON Earthlings, di cui consiglio caldamente la visione, perchè sarà un festival che vuole essere felice e aperto a famiglie e bambini).
Questo post è tutto un link, quindi prendete tempo e cliccate :-D
Diario di una famiglia che mangia vegetale, di ricette, decrescita e genitorialità naturale
martedì 10 giugno 2014
martedì 27 maggio 2014
Fagioli neri alle spontanee di prato.
Sì, è una delle foto più brutte della storia della fotografia (e lo so che fagiolo nero su piatto nero non è cromaticamente azzeccato, ma io cucino per mangiare e i piatti sono quelli di tutti i giorni, il tempo per preparare piccoli set fotografici forse lo avrò un giorno, lontano).
Ma era davvero buoni!
Fagioli neri ammollati una notte a fatti cuocere con alcuni spicchi di aglio.
A fine cottura ho aggiunto (in foto non si vede a casua del colore :-P) un trito grossolano di piantaggine, tarassaco, piattello e ortica.
Un poco di sale e una spolveratina di lievito alimentare in scaglie.
yum!
Ma era davvero buoni!
Fagioli neri ammollati una notte a fatti cuocere con alcuni spicchi di aglio.
A fine cottura ho aggiunto (in foto non si vede a casua del colore :-P) un trito grossolano di piantaggine, tarassaco, piattello e ortica.
Un poco di sale e una spolveratina di lievito alimentare in scaglie.
yum!
lunedì 5 maggio 2014
Comunicazione NonViolenta: Lettera per dire GRAZIE e 2 parole di riflessione.
Ieri ho passato una intensa giornata.
Bella. Arricchente.
L'Associazione Cocùn, associazione “gemella” di Semi Di Lino, che si occupa della sfera genitoriale e di libera educazione, ha organizzato un incontro sulla Comunicazione NonViolenta.
Iniziare non è semplice, pur avendone letto ed avendo quindi almeno una infarinatura generale sulla teoria.
Mi sono sempre arenata nella pratica, non riuscendo a concretizzare oltre un certo livello.
Mi scontravo con i miei limiti e leggevo esempi con dialoghi “perfetti” dove tutto alla fine fila liscio, oppure leggevo in forum esperienze con madri dall'infinita pazienza, sempre in grado (bè, per lo meno per iscritto ;-)) di essere centrate e presenti, pronte all'ascolto.
Il mio non riuscirci diventava frustrazione e rabbia e senso di colpa. Credevo di essere sbagliata, di non essere “abbastanza brava”.
All'inizio della giornata quindi, ero speranzosa (parlare dal vero è sempre meglio che leggere un testo, per quanto importante), ma anche in difficoltà nel fidarmi del tutto e a lasciarmi andare.
E devo ammettere che in un primo momento le parole di Davide mi sono sembrate bellissime, ma ancora non “reali”, come se mi stesse leggendo il libro ad alta voce.
Poi, con lo sciogliersi delle tensione ed il sentimento di condivisione con gli altri presenti che è andato crescendo, è fiorita la ricchezza dell'avere davanti una persona in carne ed ossa, con le sue interpretazioni e la sua esperienza.
Ed ho sentito forte la voglia di fare domande, sentivo il bisogno di arrivare ad un punto che sui libri non ero mai riuscita a toccare (non qualcosa di conscio, non sapevo esattamente cosa).
Un poco alla volta ha detto cose che mi hanno fatto suonare campanellini interiori. Toccavano corde pronte a vibrare.
Poi, forse, la cosa che più di tutte mi ha aperto una finestra (è il caso di dirlo) e a cascata ha illuminato altri concetti: l'espressione di un sentimento, in seguito ad uno stimolo, un bisogno non soddisfatto (tristezza, dispiacere, sconcerto, quel che volete), nella nostra società è spesso “inibita” e viene sostituita dalla rabbia. Ora io non ritrovo le parole -per me risuonanti- che ha usato lui. Ma ricordo che è stato illuminante il suo fare l'esempio del bambino piccolo, che semplicemente piange. E che con quel pianto non ci sta attaccando naturalmente, ma è solo il suo unico modo, inizialmente, per comunicarci un bisogno non soddisfatto. Il pianto non è arrabbiatura, ma è chiedere aiuto per un bisogno.
Per motivi che non so spiegare, forse inculcati, forse trasmessi di generazione in generazione, tendiamo a cercare di interrompere l'espressione dei sentimenti legati ai bisogni non soddisfatti. Non li accogliamo. E non ce ne assumiamo la responabilità. Il senso del dovere ed il senso di colpa sarebbero alla base, se così posso dire, della rabbia.
Mi sono resa conto in un attimo, che spesso non usiamo neppure le parole corrette (almeno io). Per esempio mi capita di dire, parlando alla topolina se vuole rovinare un oggetto del fratello, cui so che tiene molto, che “Nicolò altrimenti si arrabbia”. Che senso aveva dire una frase del genere? Perchè sì, nella mia testa, se Nicolò poi vede l'oggetto rotto si arrabbia. Fa una scenata. Ma il suo sentimento è la rabbia? A che pro dirlo a Zoe? Non suona un po' come una minaccia? Si arrabbia e allora.... urla? Ti tratta male? Ti rompe qualcos'altro per vendetta?
Anche con il linguaggio, del tutto involontariamente, si finisce in una modalità punitiva.
E' arrabbiato Nicolò se un oggetto a cui tiene è rovinato? Bè, sì. Ma cosa c'è dietro? E' triste perché non può più giocarci, è dispiaciuto che non siano state rispettate le sue cose, è risentito?
Non lo posso sapere esattamente, ma so per certo che dire che è arrabbiato non rende giustizia ai suoi del tutto comprensibili sentimenti. Suona negativo nei suoi confronti e minaccioso nei confronti di Zoe (nell'esempio che ho fatto).
Di fronte agli esempi concreti che abbiamo provato ad affrontare, ho fatto domande e ancora. Perchè non riuscivo a vedere il limite. Volevo capire cosa sbagliavo io. Perchè io alla fine perdo la pazienza e mi arrabbio? E se il bambino continua nonostante il dialogo e l'ascolto? E se fa peggio nostante l'esposizione chiara dei bisogni e dei sentimenti? E se insiste? E se?
Credo che sono stata sul punto di DIVENTARE quello che io non riesco tanto a reggere :-P
Mi sentivo sbagliata nel finire per sbottare.
Provavo senso di colpa per l'arrabbiatura conseguente.
E non so come uscirne.
Bè Davide non è che mi abbia dato la pillola magica.
Una persona non può mica risolvere le questioni altrui. E la comunicazione nonviolenta non è magia.
Però lui immagino non avesse una risposta per me che fosse LA soluzione. E forse lui era sul punto di perdere la pazienza, chissà.
Mi ha detto: e allora PIANGI.
Non lo so spiegare, ma so che a quel punto è scattato qualcosa.
Ho sentito/capito qualcosa.
Mi sono sentita come liberata di un peso: ma allora io posso piangere e urlare! Posso non farcela più e non sapere più che pesci prendere! Posso farlo in modo nonviolento!
Sarebbe credo davvero lungo continuare e non credo di potere io, in poche righe, spiegare perché e percome ci sia una profonda differenza se una persona urla i propri bisogni insoddisfatti, anziché accusare e urlare contro.
E di certo non è dopo una singola presa di coscienza che riuscirò a mettere in pratica la CNV e infatti, con il gruppo di auto-mutuo aiuto e l'associazione, organizzeremo momenti di “pratica”, di esercizio. Cambiare modalità comunicativa richiede pratica e tempo.
Ma di certo so che è valso la pena mettersi in gioco con le orecchie aperte.
Che ieri abbiamo soddisfatto il nostro bisogno di connessione, di fare chiarezza, di condividere dubbi e paure.
E quindi il mio sentimento di gratitudine va tutto a Davide, con la speranza di crescere ancora.
Per approfondire:
- http://www.davidefacheris.com/
-http://www.cnvc.org/
-Il libro "Le parole sono finestre oppure muri", Ed. Esserci, di Marshall Rosenberg
N.B. foto datata, di ottobre 20013, coglie un momento simpatico tra bimbi.
Bella. Arricchente.
L'Associazione Cocùn, associazione “gemella” di Semi Di Lino, che si occupa della sfera genitoriale e di libera educazione, ha organizzato un incontro sulla Comunicazione NonViolenta.
Iniziare non è semplice, pur avendone letto ed avendo quindi almeno una infarinatura generale sulla teoria.
Mi sono sempre arenata nella pratica, non riuscendo a concretizzare oltre un certo livello.
Mi scontravo con i miei limiti e leggevo esempi con dialoghi “perfetti” dove tutto alla fine fila liscio, oppure leggevo in forum esperienze con madri dall'infinita pazienza, sempre in grado (bè, per lo meno per iscritto ;-)) di essere centrate e presenti, pronte all'ascolto.
Il mio non riuscirci diventava frustrazione e rabbia e senso di colpa. Credevo di essere sbagliata, di non essere “abbastanza brava”.
All'inizio della giornata quindi, ero speranzosa (parlare dal vero è sempre meglio che leggere un testo, per quanto importante), ma anche in difficoltà nel fidarmi del tutto e a lasciarmi andare.
E devo ammettere che in un primo momento le parole di Davide mi sono sembrate bellissime, ma ancora non “reali”, come se mi stesse leggendo il libro ad alta voce.
Poi, con lo sciogliersi delle tensione ed il sentimento di condivisione con gli altri presenti che è andato crescendo, è fiorita la ricchezza dell'avere davanti una persona in carne ed ossa, con le sue interpretazioni e la sua esperienza.
Ed ho sentito forte la voglia di fare domande, sentivo il bisogno di arrivare ad un punto che sui libri non ero mai riuscita a toccare (non qualcosa di conscio, non sapevo esattamente cosa).
Un poco alla volta ha detto cose che mi hanno fatto suonare campanellini interiori. Toccavano corde pronte a vibrare.
Poi, forse, la cosa che più di tutte mi ha aperto una finestra (è il caso di dirlo) e a cascata ha illuminato altri concetti: l'espressione di un sentimento, in seguito ad uno stimolo, un bisogno non soddisfatto (tristezza, dispiacere, sconcerto, quel che volete), nella nostra società è spesso “inibita” e viene sostituita dalla rabbia. Ora io non ritrovo le parole -per me risuonanti- che ha usato lui. Ma ricordo che è stato illuminante il suo fare l'esempio del bambino piccolo, che semplicemente piange. E che con quel pianto non ci sta attaccando naturalmente, ma è solo il suo unico modo, inizialmente, per comunicarci un bisogno non soddisfatto. Il pianto non è arrabbiatura, ma è chiedere aiuto per un bisogno.
Per motivi che non so spiegare, forse inculcati, forse trasmessi di generazione in generazione, tendiamo a cercare di interrompere l'espressione dei sentimenti legati ai bisogni non soddisfatti. Non li accogliamo. E non ce ne assumiamo la responabilità. Il senso del dovere ed il senso di colpa sarebbero alla base, se così posso dire, della rabbia.
Mi sono resa conto in un attimo, che spesso non usiamo neppure le parole corrette (almeno io). Per esempio mi capita di dire, parlando alla topolina se vuole rovinare un oggetto del fratello, cui so che tiene molto, che “Nicolò altrimenti si arrabbia”. Che senso aveva dire una frase del genere? Perchè sì, nella mia testa, se Nicolò poi vede l'oggetto rotto si arrabbia. Fa una scenata. Ma il suo sentimento è la rabbia? A che pro dirlo a Zoe? Non suona un po' come una minaccia? Si arrabbia e allora.... urla? Ti tratta male? Ti rompe qualcos'altro per vendetta?
Anche con il linguaggio, del tutto involontariamente, si finisce in una modalità punitiva.
E' arrabbiato Nicolò se un oggetto a cui tiene è rovinato? Bè, sì. Ma cosa c'è dietro? E' triste perché non può più giocarci, è dispiaciuto che non siano state rispettate le sue cose, è risentito?
Non lo posso sapere esattamente, ma so per certo che dire che è arrabbiato non rende giustizia ai suoi del tutto comprensibili sentimenti. Suona negativo nei suoi confronti e minaccioso nei confronti di Zoe (nell'esempio che ho fatto).
Di fronte agli esempi concreti che abbiamo provato ad affrontare, ho fatto domande e ancora. Perchè non riuscivo a vedere il limite. Volevo capire cosa sbagliavo io. Perchè io alla fine perdo la pazienza e mi arrabbio? E se il bambino continua nonostante il dialogo e l'ascolto? E se fa peggio nostante l'esposizione chiara dei bisogni e dei sentimenti? E se insiste? E se?
Credo che sono stata sul punto di DIVENTARE quello che io non riesco tanto a reggere :-P
Mi sentivo sbagliata nel finire per sbottare.
Provavo senso di colpa per l'arrabbiatura conseguente.
E non so come uscirne.
Bè Davide non è che mi abbia dato la pillola magica.
Una persona non può mica risolvere le questioni altrui. E la comunicazione nonviolenta non è magia.
Però lui immagino non avesse una risposta per me che fosse LA soluzione. E forse lui era sul punto di perdere la pazienza, chissà.
Mi ha detto: e allora PIANGI.
Non lo so spiegare, ma so che a quel punto è scattato qualcosa.
Ho sentito/capito qualcosa.
Mi sono sentita come liberata di un peso: ma allora io posso piangere e urlare! Posso non farcela più e non sapere più che pesci prendere! Posso farlo in modo nonviolento!
Sarebbe credo davvero lungo continuare e non credo di potere io, in poche righe, spiegare perché e percome ci sia una profonda differenza se una persona urla i propri bisogni insoddisfatti, anziché accusare e urlare contro.
E di certo non è dopo una singola presa di coscienza che riuscirò a mettere in pratica la CNV e infatti, con il gruppo di auto-mutuo aiuto e l'associazione, organizzeremo momenti di “pratica”, di esercizio. Cambiare modalità comunicativa richiede pratica e tempo.
Ma di certo so che è valso la pena mettersi in gioco con le orecchie aperte.
Che ieri abbiamo soddisfatto il nostro bisogno di connessione, di fare chiarezza, di condividere dubbi e paure.
E quindi il mio sentimento di gratitudine va tutto a Davide, con la speranza di crescere ancora.
Per approfondire:
- http://www.davidefacheris.com/
-http://www.cnvc.org/
-Il libro "Le parole sono finestre oppure muri", Ed. Esserci, di Marshall Rosenberg
N.B. foto datata, di ottobre 20013, coglie un momento simpatico tra bimbi.
venerdì 18 aprile 2014
Pranzi e cene di primavera
Le ricette scarseggiano.
Ma del resto questo blog nasce come piccolo diario personale, promemoria, momento di condivisione e nulla più.
Quindi condivido: la nostra alimentazione ultimamente è tanto semplice che raramente potrei scrivere qualcosa di simile a una vera e propria ricetta.
Tanti legumi, che ai bimbi piacciono praticamente al naturale (solo un poco di shoyu, lievito alimentare in scaglie e se possibile stufati con tanto aglio o cipolla).
Insalate (il mix rucola e songino la fa da padrone, ultimamamente, anche se mi dispiace molto non riuscire a reperire la rucola direttamente da un produttore e talvolta ci siamo regalati i primi pomodorini, non ancora K,0, ma tantè), a cui a seconda dei giorni aggiungaimo mela o pera, noci o semi di girasole, un poco di succo di limone e aceto balsamico.
Cereali, che si accompagnano magnificamente con i miei adorati asparagi (cerco di farne letteralmente il pieno, si trovano per talmente poco tempo)!
Qui con la quinoa rossa, che anche dal punto di vista cromatico si sposa col verde dei germogli di primavera!
Il tutto sempre senza olio in cottura (marito e bimbi di solito ne aggiungono un goccio a crudo), senza avvertirne minimamente la mancanza.
Ma del resto questo blog nasce come piccolo diario personale, promemoria, momento di condivisione e nulla più.
Quindi condivido: la nostra alimentazione ultimamente è tanto semplice che raramente potrei scrivere qualcosa di simile a una vera e propria ricetta.
Tanti legumi, che ai bimbi piacciono praticamente al naturale (solo un poco di shoyu, lievito alimentare in scaglie e se possibile stufati con tanto aglio o cipolla).
Insalate (il mix rucola e songino la fa da padrone, ultimamamente, anche se mi dispiace molto non riuscire a reperire la rucola direttamente da un produttore e talvolta ci siamo regalati i primi pomodorini, non ancora K,0, ma tantè), a cui a seconda dei giorni aggiungaimo mela o pera, noci o semi di girasole, un poco di succo di limone e aceto balsamico.
Cereali, che si accompagnano magnificamente con i miei adorati asparagi (cerco di farne letteralmente il pieno, si trovano per talmente poco tempo)!
Qui con la quinoa rossa, che anche dal punto di vista cromatico si sposa col verde dei germogli di primavera!
Il tutto sempre senza olio in cottura (marito e bimbi di solito ne aggiungono un goccio a crudo), senza avvertirne minimamente la mancanza.
lunedì 7 aprile 2014
Erbe di campo nel risotto
Ossia: come ti nascondo le selvatiche!
No dai, non esattamente nascoste, però diciamo mitigate.

Adoro raccogliere erbe in giardino per arricchire insalate miste. Ma le erbe selvatiche hanno sovente sapori più marcati rispetto alle insalate coltivate e, per quanto mi piacciano, ancora non riesco a farne un'insalata al 100%.
Come fare per consumarle, non stracotte e moderarne i toni marognoli o pungenti?
Le aggiungo al risotto (o altri cereali), tritate grossolanamente, a crudo, nel piatto. E' sufficiente il calore della pietanza per ammorbidirle.
In questo caso, per la topolina e me, una base di riso integrale balilla con tanta cipolla (il dolce della cipolla cotta si sposa perfettamente con le erbe di campo, a mio modesto parere) e spinaci.
Un bel trito di tarassaco, piantaggine e acetosella, con un paio di foglie di melissa a profumare.
Bon appétit!
No dai, non esattamente nascoste, però diciamo mitigate.
Adoro raccogliere erbe in giardino per arricchire insalate miste. Ma le erbe selvatiche hanno sovente sapori più marcati rispetto alle insalate coltivate e, per quanto mi piacciano, ancora non riesco a farne un'insalata al 100%.
Come fare per consumarle, non stracotte e moderarne i toni marognoli o pungenti?
Le aggiungo al risotto (o altri cereali), tritate grossolanamente, a crudo, nel piatto. E' sufficiente il calore della pietanza per ammorbidirle.
In questo caso, per la topolina e me, una base di riso integrale balilla con tanta cipolla (il dolce della cipolla cotta si sposa perfettamente con le erbe di campo, a mio modesto parere) e spinaci.
Un bel trito di tarassaco, piantaggine e acetosella, con un paio di foglie di melissa a profumare.
Bon appétit!
venerdì 4 aprile 2014
Buonsenso, diete e logica infallibile.
Sempre più spesso mi capita di
leggere, vuoi a vantaggio di una dieta vuoi a vantaggio dell'altra
magari anche diametralmente opposta, argomenti illogici del tipo
“tizio ha smesso di mangiare questo e vedessi come si è sgonfiato
e come sta bene, ergo, quello fa male”.
Di solito, il questo e quello oggetto
di tutte le accuse sono gli amidacei, i cereali, i carboidrati.
Si accusa il cibo cotto di dare
dipendenza (solo per la cronaca, alcuni alimenti danno dipendenza e
c'è una ragione dal punto di vista evolutivo. Per esempio le caseine
del latte danno una certa dipendenza, poiché “servivano” a
favorire l'attaccamento del cucciolo alla PROPRIA madre).
Certo, chi abbandona di punto in bianco
pasta e pizza dovrebbe dimagrire e “sgonfiarsi”. Ma di solito è
perché abbandona farinacei raffinati e conditi.
La scienza, contrariamente a quanto
molti credono, alcune cose le ha già studiate. I sapori capaci di
creare voglia di cibo -anche senza fame- sono stati non solo
studiati, ma super approfonditi e grazie alle multinazionali che il
cibo vogliono vendercelo, farcelo comprare e non certo perché
abbiamo tanta fame.
Il livello di zucchero ottimale per
mandare in visibilio le nostre papille gustative (che varia
leggermente a seconda delle età e delle popolazioni) si chiama blisspoint .
esiste parimenti un simile livello
“perfetto” anche per il sale. Mentre per i grassi aggiunti, bè,
non l'hanno trovato: più ce ne sono, più l'alimento è “cremoso”
e con grassi che si sciolgono in bocca e più piace, oltre il
razionale senso dell'appetito.
Faccio notare però che queste 3
sostanze -zucchero, sale, grassi raffinati- non sono veri e propri
alimenti, non nel loro stato naturale sono disponibili ampiamente per
il consumo solo da pochissime centinaia di anni (solo nel mondo
occidentale tra l'altro).
Spesso chi rinuncia ai farinacei
rinuncia, di fatto, a prodotti più o meno confezionati che
contengono la miscela magica (anche la pasta, se si utilizzano
condimenti confezionati, non crediate che non sono formulati con
livelli calcolati di sale e zucchero, oltre che olii).
Inoltre chi rinuncia a una intera
categoria di alimenti, di norma, senza accorgersene almeno
inizialmente riduce di fatto le calorie che assume, chiamasi dieta
ipocalorica. E funziona anche quando è una dieta Atkins, a carni e
formaggi. I danni sulla salute, a breve e lungo termine, sono un
altro paio di maniche. Ma sappiate che anche mangiando quanti più
alimenti animali si vuole, tagliando improvvisamente tutti i
farinacei, sarà la monotonia, sarà l'effetto nauseante dell'eccesso
proteico, le persone involontariamente tagliano le calorie (studiato
dati alla mano).
Ora immaginate QUANTE calorie sono
tagliate se, eliminando i farinacei, al posto mangiate solo un
alimento acquoso, povero di calorie in rapporto al peso e ricco di
fibre come la frutta. Voilà, dieta ipocalorica bella e buona.
Bella davvero, perché a differenza
delle irrazionali diete iperproteiche si fa almeno il pieno di
vitamine, antiossidanti, liquidi. Si possono risolvere rapidamente
anche diverse patologie.
Ma non accusiamo gli amidi di fare male
o di fare ingrassare.
Anche perché, se per alcuni può
andare bene a vita -non siamo tutti uguali- per altri mangiare tutto
crudo può risultare davvero troppo ipocalorico. Le mie opinioni in
generali sul crudismo totale le ho già espresse.
Mangiamo i cereali o i tuberi senza sale e olii raffinati
e voglio proprio vedere quanti si strafogano oltre il normale senso
di sazietà.
Non a caso nella cina rurale, pur
imbottendosi di riso, l'obesità non è di certo il problema
principale.
Aggiungiamo a cereali integrali in
chicco e tuberi tanta verdura (possibilmente cruda) e frutta e
godiamoci i legumi che sì, vanno cotti. Sì, contengono fitati.
Eppure risultano l'unico singolo alimento correlato ad una
significativa probabilità inferiore di morte. Per tutte le
patologie. Oibò.
Presto un intero post sui fitati vah.
Disclaimer: post scritto frettolosamente e quindi senza bibliografia. ma esiste ;-)
P.S. nella foto, tanto per alleggerire, la bellezza dei fiori di mandorlo (e che buone le mandorle)!
lunedì 31 marzo 2014
Estratto multicolore
Se all'inizio l'estrattore aveva lasciato perplesso il più grande dei miei figli, a causa della consistenza decisamente più piena e "frullatosa" dei succhi -rispetto alla centrifuga o ai succhi confezionati- oggi posso affermare che gradualmente è sbocciato un amore :-)
Per i bambini è divertente poter scegliere gli ingredienti e sperimentare nuovi accostamenti di sapori e di colori.
L'estrattore è stato apprezzato (da mamma e figli) durante l'ultima malattia (ebbene sì, esantematiche a noi!), consentendo, anche nei giorni più difficili, di far bere del buon succo di carota e frutta.
Rotto definitavamente il ghiaccio con la frutta, ci siamo lanciati nell'aggiungere anche le verdure a foglia verde.
Nella foto, su esplicita scelta del topolino, estratto di arance rosse, mele, kiwi, tarassaco, spinaci, carote.
Raccogliere le foglie di tarassaco in giardino e divertirsi a osservare la gradazione dei colori prima di mescolare (e di bere!) è stato divertente per tutti.
Vogliamo mettere la differenza rispetto a stappare una bottiglia di succo confezionato?
Per i bambini è divertente poter scegliere gli ingredienti e sperimentare nuovi accostamenti di sapori e di colori.
L'estrattore è stato apprezzato (da mamma e figli) durante l'ultima malattia (ebbene sì, esantematiche a noi!), consentendo, anche nei giorni più difficili, di far bere del buon succo di carota e frutta.
Rotto definitavamente il ghiaccio con la frutta, ci siamo lanciati nell'aggiungere anche le verdure a foglia verde.
Nella foto, su esplicita scelta del topolino, estratto di arance rosse, mele, kiwi, tarassaco, spinaci, carote.
Raccogliere le foglie di tarassaco in giardino e divertirsi a osservare la gradazione dei colori prima di mescolare (e di bere!) è stato divertente per tutti.
Vogliamo mettere la differenza rispetto a stappare una bottiglia di succo confezionato?
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